L’AMORE CHE STRAPPA I CAPELLI E’ PERDUTO ORMAI.

L’amore che strappa i capelli è perduto ormai. Anzi. L’amore non fa strappare i capelli. Punto. O meglio, non più. Non fa disperare. Non ispira coraggio e non progetta. Lascia scorrere ed alimenta l’immaginario di ciò che è altrove. Fuori da ciò che è nostro. Non sto semplicemente pensando alle relazioni di oggi. Ai social. Agli amori digitali. Penso ad altro. A a ciò che passa e scorre. Penso alla bellezza della condivisione, alla voglia di pianificare un viaggio. Ad una promessa mantenuta. Alle parole mai dette. A quelle che avremmo dovuto dire. Penso alle delusioni, ai tradimenti. Agli spiriti liberi. Agli errori, al perdono.

Da quando ho visto il film su Fabrizio De Andrè non faccio che ascoltare la Canzone dell’amore perduto. Penso ai sogni di ragazzina. Alle canzoni che ho ascoltato e dedicato nella mia vita.

Non resta che un po’ di tenerezza.
Buon ascolto.

QUANDO SI ACCENDEVA LA LUCE DELLA LAMPADA ABAT-JOUR

Quando non c’erano le uscite di testa
I capelli che spaccano e le feste dove non ci si incontra ma si balla
Ma gli alberi coi fiori ad ottobre
I divani rossi
Le chiacchiere fino alle 7, le sigarette
La città che sa di campagna
Il sole ad ottobre, la lampade abat-jour
La fine dell’estate
Le fitte allo stomaco
La malinconia e l’insonnia
Le autostrade umane, la paura di non esistere
I film anni ‘80
La paura di non esistere, le autostrade umane
I vecchi, i gatti, i cinema

E l’estate che riscalda.

LA CHIAMAVANO “GENERAZIONE IN”. DEGLI INCERTI, INCOMPLETI, INSICURI. MA PRIMA O POI CI PASSERA’.

Incerti, incompleti e inquieti. Insicuri, insoddisfatti, incostanti. Abituati a vivere sotto il riflesso della luna. C’è un sole perfetto fuori ma non basta. Il pensiero non regge i ricordi di una spensieratezza così lontana. Continua a leggere LA CHIAMAVANO “GENERAZIONE IN”. DEGLI INCERTI, INCOMPLETI, INSICURI. MA PRIMA O POI CI PASSERA’.

ICANI | IL POSTO PIU’ FREDDO. UN PEZZO NUOVO. UN GUSTO NUOVO.

Il posto più freddo. Un pezzo nuovo. Nuovo per noi, ascoltatori convinti di questa band, noi che spolveriamo Glamour con una frequenza interessante e riconosciamo il nostro passato reale o immaginario in quelle consuetudini così ben descritte. Nuovo per I Cani che dimostrano una maturità musicale e una poetica profondamente introspettiva. Si va fino in fondo. L’apatia e il sentirsi persi in una tristezza che ci fa andare avanti nel vuoto. Una pioggia che tenta di cancellare questa sensazione di inutilità e voglia di gentilezza e comprensione. Un’assenza dal mondo e dal tempo che sembra non scorrere adeguatamente e ci costringe ad approfondire, in solitudine, una costante sensazione di mancanza. Trovo che questa canzone sia perfetta; trovo che l’assenza di un’introduzione strumentale sia funzionale a non personalizzare le ragioni che spingono a quella camminata infinita nel vuoto. Virtuosismi letterari assenti ma una semplicità testuale che lascia tremendamente colpiti: ecco a voi la creatura più sola su questo pianeta. Creatura e non persona, perché la nostra esistenza non dipende da noi, così come il nostro destino. Pianeta, perché una piccola stanza o una strada di città può apparire troppo grande per noi. E noi, ospiti non sempre attesi. Tanta malinconia ma bravi davvero.