VORREI ASCOLTARTI FRA VENT’ANNI.

Marted√¨ sono stata al concerto de I Cani e sono rimasta molto colpita. Contessa sul palco ha mostrato tecnica, precisione e rispetto per la sua arte. C‚Äôera esplosione, follia, eccitazione. Ma anche apprezzate note di sobriet√† e concentrazione da parte di tutta la band. Cos√¨ si fa. Cos√¨ si cresce. Il fatto √® che poi, fuori dall‚ÄôAtlantico, ho iniziato ad osservarmi intorno, a guardare i volti delle persone, i loro gesti. Ho immaginato¬†la mia vita fra vent‚Äôanni e mi sono chiesta: esiste ad oggi un¬†gruppo¬†o un cantautore, della scena nazionale ed internazionale, che ascolteremo fra vent‚Äôanni? Che vedremo su qualche palco o magari a teatro, confermando quella stessa¬†pienezza di contenuti e senso di¬†attualit√†? Gli artisti di oggi hanno nomi cool, scrivono cose cool, lanciano sfide alla socializzazione digitale¬†in modo cool. Sono idoli di una generazione profonda e confusa; quella dei contratti a termine, delle storie a breve termine, degli obiettivi senza termine. Sono il manifesto di una vita che si nutre di¬†emozioni forti, di estremi opposti. Di prese in giro. Di crisi interiori. Di persone che non si fermano, di individualisti a vita, ma non necessariamente per scelta. Per quanto possa immaginare un sussidiario stagione 2 di questa giovinezza, non vedo alcuna proiezione al futuro se non in chiave solista. A parte alcune accezioni che ci tengo ad argomentare. Porr√≤ la mia attenzione su quei linguaggi puramente artistici ed introspettivi, che in qualche modo esulano dalle consuetudini e dalle tendenze, che¬†al massimo si interrogano sulle ragioni.¬†Sto pensando ai¬†Baustelle. Riconosco nel loro linguaggio narrativo uno schema di interpretazione che si basa sui valori, sulle cause, non sugli effetti. C‚Äô√® un continuo scendere in profondit√† che esalta la presenza di una¬†costante¬†nell‚Äôuomo che per√≤ assume forme adatte al presente, sviluppando cos√¨ atteggiamenti in qualche modo coerenti¬†con lo scenario del tempo. Quello di oggi e quello di domani. Bianconi continuer√† a parlare di noi, per quel minimo denominatore che accomuna la nostra esistenza. E lo far√† al passo coi tempi. Cos√¨ come Mogol e Battisti ad esempio, Dalla, ¬†De Andr√® a loro modo hanno fatto, accompagnando generazioni e generazioni, mettendo sempre al centro¬†la natura dell‚Äôuomo, pi√Ļ di ogni altra cosa. Le caratteristiche pi√Ļ pure, il suo rapporto con l’atmosfera del tempo. L‚Äôeffetto dei suoi meccanismi sui nostri comportamenti e stati d‚Äôanimo. C‚Äô√® poi un secondo scenario che vede protagonisti alcuni front man che hanno eccelso per tecnica, energia e firma poetica. Che continueranno a comporre in maniera sempre pi√Ļ intimistica. I futuri solisti, appartenenti alla categoria¬†‚Äúex cantante dei‚ÄĚ. Mi immagino Manuel Agnelli, un teatro, un pianoforte. Nuova parole ma anche vecchi testi che avranno un sapore pi√Ļ nostalgico. Forse un maggior distacco dal pubblico, un atteggiamento maestrale, ma ben accetto. La chiamerei stima. Vorrei includere in questa categoria lo stesso Niccol√≤ Contessa, il quale ha dimostrato, con questo ultimo album soprattutto, un desiderio di emancipazione generazionale. Un gusto pi√Ļ maturo nelle scelte di linguaggio e di suono. C‚Äô√® un’altra questione su cui √® importante riflettere che ci proietta su uno scenario ancora differente. Oggi assistiamo ad un paradossale senso di campanilismo accolto dai fanatici dell‚Äôindie rock italiano pi√Ļ contemporaneo.¬†Sar√† perch√© per ritagliarsi un punto di vista su Facebook si √® portati a curiosare ed emulare i gusti degli altri. Sar√† perch√© il dialogo tra membri di una stessa ‚Äúcomunit√†‚ÄĚ √® per lo pi√Ļ on line, quindi pi√Ļ rapido ed accessibile. Ad ogni modo, queste comunit√† diventano sempre pi√Ļ grandi. Quei famosi dialoghi si moltiplicano esponenzialmente. Ed √® cos√¨ che un fenomeno originariamente di nicchia diventa popolare al secondo disco. Facebook √® il media pi√Ļ forte dei nostri tempi, √® il Sanremo del ventunesimo secolo. In questo libro si raccolgono le emozioni e i pensieri della gente. L‚Äôindie √® ormai dunque parte del programma pi√Ļ popolare di tutti i tempi, che attira da sempre l‚Äôattenzione di circa il 50% degli italiani. Diventando essenzialmente pop. Ma in fin dei conti, tutti cantano Battisti.

AURORA: IL TERZO ALBUM DE ICANI. MALINCONIA E DESERTI NOTTURNI.

Con Aurora, il terzo album della band, I Cani cambiano contesto. Ci si allontana definitivamente dalla ¬†vita di quartiere e dalle tipicit√† generazionali, per raggiungere universi molto pi√Ļ intimi e malinconici. Al centro della scena “l’uomo ad una dimensione” che prende coscienza di un’esistenza profondamente inutile dinnanzi alle teorie dell’universo. Una verit√† priva di ironia,¬†mascherata talvolta dal riflesso dell’Aurora sui nostri pensieri, che segna l’inizio di un nuovo giorno. Avvolti da un’insolita apparente freschezza.¬†Ad accompagnare questo flusso di pensieri un ritmo maturo e sfidante, un insieme di suoni moderni e completi. Un pianoforte elettrico che mette i puntini sulle “i”. Il fallimento dell’uomo prende forma nelle relazioni a due, negli amori, nei tentativi di trovare¬†nuovi stimoli, spesso guardando al passato. Come in Una cosa stupida, dove si tenta di riportare nel presente un dialogo pi√Ļ¬†leggero, dal quale ci siamo voluti volontariamente allontanare,¬†in cerca di una profondit√† quasi auto-celebrativa. Davanti alla verit√†, per√≤, lo sguardo si abbassa lasciando spazio alla malinconia e al senso di colpa. In¬†Questo nostro grande amore, in maniera quasi dovuta, Niccol√≤ Contessa ci parla degli amori¬†ai tempi dei social network. L’amore non √® pi√Ļ la manifestazione di una follia incontrollabile, incomprensibile, ma un bene di mercato, con un valore quantificabile, con un potenziale che si nutre di pathos e di “solidariet√† sociale”. L’intero disco¬†√® avvolto¬†da questo senso di deserto notturno e meditativo. Come in Sparire. La melodia √® dolce e malinconica e ricorda quella di un vecchio carillon, che rallenta e si ferma su istanti di inquietudine e di preghiera. Alla¬†preghiera questa volta non si affida pi√Ļ la pace interiore o il proprio destino ma l’assenza di sogni. Sparire e smettere di essere protagonisti persino della propria esistenza, abituarsi ad essere avvolti dal silenzio e dalla polvere. D’altronde il sogno ci rende attivi e propositivi dinnanzi ad uno status di irrimediabile¬†passivit√† alla vita. E tutto ci√≤ non ha pi√Ļ un senso. Ne Il posto pi√Ļ freddo torna¬†la notte. E poi la pioggia, il freddo, il buio e una luce che si tenta di accendere attraverso la comunicazione. In fondo questa solitudine spaventa e si chiede aiuto; ma il tentativo √® fallimentare perch√© ricercato nuovamente in qualcosa di finito, di passato. Un album ricco di oggetti vintage¬†pieni di polvere, di dettagli¬†che ci passano davanti, inafferrabili, in un tempo che invece ci costringe a fermare il pensiero e ad approfondire. Un’antitesi costante, che non pu√≤ finire. Che Non finir√†.¬†Torna la metafora del fallimento dell’uomo negli spazi di Calabi-Yau,¬†dove tutto¬†ci√≤¬†che si muove viene costantemente riportato al suo punto di partenza e diventa sterile ogni tentativo di ricerca di se¬†stessi. Il¬†ritornello √® bellissimo e insopportabile allo stesso tempo. Finir√†¬†appare come una traccia fantasma, fuori lista. Si ha la sensazione che il disco continui a girare e che improvvisamente il silenzio venga interrotto da un suono spaventosamente calmo. Si passa da un pessimismo relativo, presente in¬†ogni traccia dell’album, ad un pessimismo cosmico¬†che coinvolge l’universo stesso e che vede svanire ogni parte di s√©. Non c’√® pi√Ļ distanza tra¬†presenza e mancanza. Persino il ruolo della guerra si ridimensiona completamente e viene paragonato a un tubetto di dentifricio. Persino il male smette di avere un ruolo nel mondo. Proprio a nessuno √® concesso il diritto di tornare a respirare.¬†Niccol√≤ Contessa, per√≤, non prende semplicemente coscienza dell’immutabilit√† di un destino cos√¨ chiaro ma, attraverso Ultimo mondo, ¬†va avanti, ¬†ed assegna alla fine dell’universo una colonna sonora: suoni di diversa origine e¬†natura si mischiano in un unico grido che velocizza il suo andamento fino a sparire definitivamente.

SEMPRE MEGLIO CHE LAVORARE E LA “THE COLONNA SONORA” DEL FILM.

Dal tubo al grande schermo. Dal bianco e nero al pantone. Una tavolozza di colori che improvvisamente torna sulle proprie¬†tonalit√† originarie, emancipando quell’intenzione di autenticit√† che da sempre i The Pills hanno dimostrato di avere.¬†Alla fine cresciamo un po’ tutti ma continuiamo a prenderci in giro e, con intelligenza, ci circondiamo¬†di una nuova spensieratezza. La nostra, in fondo, √® una generazione che ha fatto dell’ironia e della critica colta l’arma di “sopravvivenza” pi√Ļ potente. Sempre meglio che lavorare √® un film che ci racconta. Una pellicola costruita intorno a¬†consuetudini ed espressioni tipicamente romane. Caratterizzanti. Come caratterizzante la colonna sonora del film, perfettamente in grado di armonizzare quel modo di essere. “Volevamo che gli artisti scelti fossero un po’ la versione audio dei The Pills, che contribuissero a realizzare un affresco uniforme insieme alla fotografia e allo spirito generale del film”. Ed √® cos√¨ che Luca Vecchi ci spiega la scelta dei Thegiornalisti, di Calcutta, de ICani: realt√† musicali contemporanee che partono da storie di citt√† ed approfondiscono¬†universi personali. Perch√©¬†in fondo loro sono Romani,¬†un po’ campanilisti e sperimentali allo stesso tempo. Sono fichi. Sono originali ma classici, talvolta impacciati. Sperimentano, osano e si mettono a nudo.¬†Sono voci, sintetizzatori e versi poetici. Note originali di un’unica composizione.¬†Promiscuit√†, de i Thegiornalisti, √® una canzone che ci lascia sorpresi. Ci sconvolge. Ci trasporta in una realt√† mista, confusa, piena di¬†figure¬†riconoscibili e di atteggiamenti esagerati. Come ad una festa, dove ¬†si scambiano¬†sguardi che crepano persino il muro.¬†Dove si osa e ci si lascia andare. Dove paradossalmente si √® se¬†stessi. Calcutta con Gaetano rappresenta il passaggio, ovvero quella fase di transizione¬†che porta allo sfogo, alla messa in discussione della propria identit√†, alla ricerca di una vocazione apparentemente dimenticata. Infine, l’inedito de ICani,¬†Questo¬†nostro grande amore, ci spiazza completamente. Debutta nella scena finale del film e¬†si fa ascoltare durante i titoli di coda. Un lungo elenco di esempi e spunti¬†di “attualit√†” che sembrano essere stati¬†rubati¬†da una home page di Facebook appena aggiornata. Un’apprezzata novit√† che rafforza il ricordo del film.

ICANI PRESENTANO IL VIDEO DI “NON FINIRA'”. TUTTI PRONTI AD ACCOGLIERE AURORA.

Oggi sul canale youtube della band¬†il video di Non finir√†, terzo singolo del nuovissimo album de I Cani, Aurora, in uscita il 29 Gennaio. Un video di presentazione della band su uno sfondo di colori pieni e decisi: uno scenario adatto ad accogliere una produzione pi√Ļ matura ed accurata. Una piacevole conferma. Ad¬†affiancare la band, un insieme di oggetti del passato, ormai inutilizzati, che si fermano nel tempo. Strumenti di vita che ci passano davanti, certi – fin dalla loro creazione – di avere una natura¬†limitata nella storia, certi di finire un giorno in qualche scantinato o di sopravvivere¬†nei nostri ricordi. Al contrario, la creazione di ricordi e il desiderio di sperimentare sono consuetudine attive prodotte dallo stesso tempo, che ¬†invece si rinnova, che cambia, che scorre e va avanti senza fermarsi. Senza finire. Un pensiero narrativo risoluto dunque ¬†e realistico che Niccol√≤¬†Contessa continua a ripetere, a sottolineare, ad “incidere” nel nostro ascolto.

ICANI | IL POSTO PIU’ FREDDO. UN PEZZO NUOVO. UN GUSTO NUOVO.

Il posto pi√Ļ freddo.¬†Un pezzo nuovo. Nuovo per noi, ascoltatori convinti di questa band, noi che spolveriamo Glamour con una frequenza interessante e riconosciamo il nostro passato reale o immaginario in quelle consuetudini cos√¨ ben descritte. Nuovo per I Cani che dimostrano una maturit√† musicale e una poetica profondamente introspettiva. Si va fino in fondo. L’apatia e il sentirsi persi in una tristezza che ci fa andare avanti nel vuoto. Una pioggia che tenta di cancellare questa sensazione di inutilit√† e voglia di gentilezza e comprensione. Un’assenza dal mondo e dal¬†tempo che sembra non scorrere adeguatamente e ci costringe ad approfondire, in solitudine, una costante sensazione di mancanza.¬†Trovo che questa canzone sia perfetta; trovo che l’assenza di un’introduzione strumentale sia funzionale a non personalizzare le ragioni che spingono a quella camminata infinita nel vuoto. Virtuosismi letterari assenti ma una semplicit√† testuale che lascia tremendamente colpiti:¬†ecco a voi la creatura pi√Ļ sola su questo pianeta.¬†Creatura e non persona, perch√© la nostra esistenza non dipende da noi, cos√¨ come il nostro destino. Pianeta, perch√© una piccola stanza o una strada di citt√† pu√≤ apparire¬†troppo grande per noi. E noi, ospiti non sempre attesi. Tanta malinconia ma bravi davvero.