L’AMORE CHE STRAPPA I CAPELLI E’ PERDUTO ORMAI.

L’amore che strappa i capelli è perduto ormai. Anzi. L’amore non fa strappare i capelli. Punto. O meglio, non più. Non fa disperare. Non ispira coraggio e non progetta. Lascia scorrere ed alimenta l’immaginario di ciò che è altrove. Fuori da ciò che è nostro. Non sto semplicemente pensando alle relazioni di oggi. Ai social. Agli amori digitali. Penso ad altro. A a ciò che passa e scorre. Penso alla bellezza della condivisione, alla voglia di pianificare un viaggio. Ad una promessa mantenuta. Alle parole mai dette. A quelle che avremmo dovuto dire. Penso alle delusioni, ai tradimenti. Agli spiriti liberi. Agli errori, al perdono.

Da quando ho visto il film su Fabrizio De Andrè non faccio che ascoltare la Canzone dell’amore perduto. Penso ai sogni di ragazzina. Alle canzoni che ho ascoltato e dedicato nella mia vita.

Non resta che un po’ di tenerezza.
Buon ascolto.

“LE CANZONI SONO FIORI GIORNALIERI CHE CI SCAMBIAMO”. RICORDI DI SANREMO 2018.

Le canzoni nascono per dare un colore alle cose. Sono per tutti i giorni. Sono per sempre. Sono per chi ha bisogno di ricominciare. Per festeggiare. A volte sono la giusta scusa o il miglior modo per chiedere scusa. Sono per noi, per i nostri dialoghi.
Forse è per questo che ogni anno mi ritrovo davanti al televisore. A guardare Sanremo. A tracciare un riassunto personale. A conservare un ricordo. E tolta la follia dei cari amici dello Stato Sociale il mio ricordo quest’anno va proprio alle canzoni. Così. Come le ha descritte Vecchioni.

Le canzoni sono fiori giornalieri che ci scambiamo.
Le canzoni non sono capolavori, non sono poesie. Hanno questo meraviglioso dono del piccolo.

Sono figlia degli anni ’80, cresciuta negli anni ’90. Ho suonato il piano e studiato Back. Sono cresciuta ascoltando Battisti e De Gregori. Strimpello ancora oggi i pezzi dei Beatles. Ho passato pomeriggi interi nella mia cameretta in compagnia della mia musica. O con la radio accesa. Ad aspettare quella canzone. Registrarla e portarla con me.  Ricordo che mettevo pausa per avere il tempo di scrivere il testo sul mio quaderno. Ho sempre avuto una playlist. Un cantante preferito. Una canzone del momento. E so che anche tra vent’anni, ascolterò quel pezzo e sarà come allora.

Ricordo Masini, Cocciante, la Pausini con Pippo Baudo. Patty Pravo e dimmi che non vuoi morire. Ogni nota della Bertè ed ogni scena folle. Porto con me il ricordo di Mia Martini. E la malinconia delle sue canzoni. Ricordo persino Silvia Salemi e l’ospitata di Eminem. E poi penso alle canzoni che mi ha cantato mia madre. Alla collezione di CD di mio padre.. Alla canzone preferita dei miei nonni. Le canzoni hanno il dono di unirci nei ricordo e nei racconti di chi ha dato loro un significato.

E di questa edizione di Sanremo il mio ricordo va alla Gianna.. La voce più bella di tutte. La personalità più distintiva, profonda e distaccata. Ma vicina più degli altri. Ed intensa. Nell’anima.