FA ANCORA FREDDO FUORI MA TU REGALAMI DEI TULIPANI.

Gialli, rosa, rossi, bianchi, viola .. o di tutti i colori. Per dare un tocco di primavera alla casa anche di inverno. Per immaginare immense distese del nord in 40 mq o poco più. Per svegliarsi e godersi quel caffè con il plaid ancora addosso e la luce del mattino che entra piano piano. Perché chiedono poco e danno tanto. Per la bellezza della semplicità e la leggerezza del tempo e dello spazio che occupano. Perché non rubano la scena ma la riempiono.
Regalami dei tulipani perché sono una ragazza semplice, perché non voglio apparire e non voglio farmi notare. Ma voglio esserci e dirti che sono triste se ti sento lontano. Per tutte le volte che vorrei essere altrove. Per la mia malinconia. Perché l’inverno è lungo e non voglio sentirmi da sola. Per strapparmi un sorriso al rientro. Per sentire che hanno bisogno di me. Per non pensarci. Per riconoscere la bellezza di una giornata nuova. Per le domeniche e fuori piove. Per le amiche che mi vengono a trovare. Perché oggi è mercoledì. Perché sono io.

E poi perché .. tuli tuli tulipan!

 

 

 

L’AMORE CHE STRAPPA I CAPELLI E’ PERDUTO ORMAI.

L’amore che strappa i capelli è perduto ormai. Anzi. L’amore non fa strappare i capelli. Punto. O meglio, non più. Non fa disperare. Non ispira coraggio e non progetta. Lascia scorrere ed alimenta l’immaginario di ciò che è altrove. Fuori da ciò che è nostro. Non sto semplicemente pensando alle relazioni di oggi. Ai social. Agli amori digitali. Penso ad altro. A a ciò che passa e scorre. Penso alla bellezza della condivisione, alla voglia di pianificare un viaggio. Ad una promessa mantenuta. Alle parole mai dette. A quelle che avremmo dovuto dire. Penso alle delusioni, ai tradimenti. Agli spiriti liberi. Agli errori, al perdono.

Da quando ho visto il film su Fabrizio De Andrè non faccio che ascoltare la Canzone dell’amore perduto. Penso ai sogni di ragazzina. Alle canzoni che ho ascoltato e dedicato nella mia vita.

Non resta che un po’ di tenerezza.
Buon ascolto.

“LE CANZONI SONO FIORI GIORNALIERI CHE CI SCAMBIAMO”. RICORDI DI SANREMO 2018.

Le canzoni nascono per dare un colore alle cose. Sono per tutti i giorni. Sono per sempre. Sono per chi ha bisogno di ricominciare. Per festeggiare. A volte sono la giusta scusa o il miglior modo per chiedere scusa. Sono per noi, per i nostri dialoghi.
Forse è per questo che ogni anno mi ritrovo davanti al televisore. A guardare Sanremo. A tracciare un riassunto personale. A conservare un ricordo. E tolta la follia dei cari amici dello Stato Sociale il mio ricordo quest’anno va proprio alle canzoni. Così. Come le ha descritte Vecchioni.

Le canzoni sono fiori giornalieri che ci scambiamo.
Le canzoni non sono capolavori, non sono poesie. Hanno questo meraviglioso dono del piccolo.

Sono figlia degli anni ’80, cresciuta negli anni ’90. Ho suonato il piano e studiato Back. Sono cresciuta ascoltando Battisti e De Gregori. Strimpello ancora oggi i pezzi dei Beatles. Ho passato pomeriggi interi nella mia cameretta in compagnia della mia musica. O con la radio accesa. Ad aspettare quella canzone. Registrarla e portarla con me.  Ricordo che mettevo pausa per avere il tempo di scrivere il testo sul mio quaderno. Ho sempre avuto una playlist. Un cantante preferito. Una canzone del momento. E so che anche tra vent’anni, ascolterò quel pezzo e sarà come allora.

Ricordo Masini, Cocciante, la Pausini con Pippo Baudo. Patty Pravo e dimmi che non vuoi morire. Ogni nota della Bertè ed ogni scena folle. Porto con me il ricordo di Mia Martini. E la malinconia delle sue canzoni. Ricordo persino Silvia Salemi e l’ospitata di Eminem. E poi penso alle canzoni che mi ha cantato mia madre. Alla collezione di CD di mio padre.. Alla canzone preferita dei miei nonni. Le canzoni hanno il dono di unirci nei ricordo e nei racconti di chi ha dato loro un significato.

E di questa edizione di Sanremo il mio ricordo va alla Gianna.. La voce più bella di tutte. La personalità più distintiva, profonda e distaccata. Ma vicina più degli altri. Ed intensa. Nell’anima.

 

 

“VOGLIO CHE IL VINO SIA COME ME: VIVO”. DA LITRO, A ROMA, VINI NATURALI E RACCONTI.

Voglio lasciar fare alla natura. Fidarmi di lei, dei suoi frutti, dei suoi profumi. Ma anche dei suoi difetti, della sua spontaneità. Voglio fidarmi del mio gusto e della mia prima emozione. Voglio ricercare l’autenticità. Voglio che il colore sia imperfetto. Ma sia sincero. Voglio che sia tutto vero. Voglio che sia senza filtri, voglio che sia così com’è: naturale. Il vino “naturale” è come una avventura. Può deludere e può farci impazzire. E’ fatto di spontaneità, di esaltazioni territoriali, di profumi freschi, di racconti umani. Degustare un vino naturale significa perdersi in quel racconto, in quella terra lasciata intatta, in quelle abitudini che l’hanno resa perfetta perchè vera.

“A me non interesssa essere rassicurato, voglio continuare a provare curiosità, paure, innamoramenti e delusioni; in una parola, voglio che il vino sia come me: vivo”.

Sto leggendo un libro – Il vino capovolto (Jacky Rigaux e Sandro Sangiorgi) – in cui si parla di degustazione geosensoriale. Un invito a mettere da parte la tecnica per cercare la poesia di un sapore specifico. Sentire il gusto del luogo per assaporare un vino nella sua profondità ed apprezzare non solo la sua acidà o quella nota amara, ma anche la sua vivacità, la sua armonia, l’intensità dei colori della sua terra.

L’altra sera da LITRO, a Monteverde abbiamo provato il Vinel-lo Tinto di Partida Creus, consigliatissimo dai ragazzi del locale. Un vino che porta in sè una storia romantica. Una fuga alla ricerca di una terra silenziosa ed espressiva. Antonella e Massimo, una piccola azienda vinicola in un villaggio della Catalogna. Amore e sacrificio. Un vino allegro e meraviglioso al primo assaggio.

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Questo pezzo è per chi ha voglia di ascoltare queste storie. Chi ha voglia di rischiare e misurarsi su dimensioni non sempre confortevoli. Chi ha voglia di guardare oltre e sentirsi altrove. Chi è curioso ed ha voglia di lasciarsi andare. Chi ha voglia di provare gusti vivi, intensi, geniali, provocatori, azzardati, vivaci, colorati, folli.

E per concludere, due suggerimenti:
LITRO: un posticino incantevole, dove andare con chi ama le cose belle.
Il Vino capovolto (Edizioni PORTHOS): una lettura piacevolessima per chi vuole saperne di più.

A presto.