LA CHIAMAVANO “GENERAZIONE IN”. DEGLI INCERTI, INCOMPLETI, INSICURI. MA PRIMA O POI CI PASSERA’.

Incerti, incompleti e inquieti. Insicuri, insoddisfatti, incostanti. Abituati a vivere sotto il riflesso della luna. C’è un sole perfetto fuori ma non basta. Il pensiero non regge i ricordi di una spensieratezza così lontana. La fine dei vent’anni di questa generazione sembra quasi la più dura della storia. Il disco di Francesco Motta ha improvvisamente interrotto quella scia di cazzeggio che sembrava allietare così tanto la scena romana degli ultimi tempi. Ma queste due grandi anime continuano a vivere costantemente una accanto all’altra. Lungo un percorso sinusoidale che alterna picchi emotivi a momenti di apatia. E tra i due estremi, la vita che passa. O che lasciamo passare. Abbiamo in testa mille disegni che lasciamo in bianco e nero. Siamo la generazione che non volta pagina. Passa direttamente ad un nuovo capitolo. Ma siamo uniti nella nostra inquietudine. La generazione in è una generazione che si cerca, che si salva, che in un secondo acquista lucidità. Che sa smettere di pensare, ritrova le chiavi di casa e si attiva nella vita, cerca emozioni e le vive. Si ferma e poi ricomincia a ballare. Che non ride. Che non piange.

Per ora è cosi. Ma prima o poi ci passerà.